

Dott.ssa Angela Cancellara - farmacista, esperta in fitoterapia
Nel mio lavoro dietro il bancone, la scena si ripete quasi ogni settimana.
Una donna intorno ai cinquant'anni appoggia sul piano l'ennesimo integratore e mi chiede, con una punta di frustrazione, perché non abbia funzionato.
Mangia in modo equilibrato. Si muove, spesso più di quanto facesse a trent'anni.
Eppure il girovita continua ad allargarsi, i pantaloni tirano sul punto vita e la bilancia si è fermata su un numero che non vuole più scendere.
La mia risposta è quasi sempre la stessa: con ogni probabilità, il problema non è quello che immagina.
Non è la quantità di cibo nel piatto, e non è la quantità di movimento.
Dopo i 45 anni il corpo femminile riorganizza in profondità il proprio metabolismo, e stabilisce - in modo molto concreto - dove depositare il grasso e con quanta facilità lasciarlo andare.
Per capire perché accade, e soprattutto cosa possiamo farci, bisogna partire da una piccola struttura nel cervello di cui si parla ancora troppo poco.

Per anni la formula ci è stata ripetuta come un dogma: meno calorie, più attività fisica.
Ed è una formula che, fino a una certa età, potrebbe reggere.
Il punto è che dopo i 45 anni il terreno ormonale cambia.
Con l'avvicinarsi della menopausa i livelli di estrogeni iniziano a calare, e questo modifica il modo in cui il corpo gestisce energia, appetito e accumulo di grasso.
In questo nuovo scenario, alcune delle strategie più diffuse non solo perdono efficacia: a volte peggiorano le cose.
Le diete fortemente ipocaloriche, se protratte troppo a lungo, spingono l'organismo a intaccare la massa muscolare e a rallentare ulteriormente il metabolismo basale.
E poiché è proprio il muscolo a consumare energia anche quando siamo ferme, il risultato paradossale è un metabolismo più lento di quando abbiamo iniziato.
Anche il cardio, se diventa eccessivo e prolungato, può ritorcersi contro.
Sedute troppo intense e frequenti tendono ad alzare il cortisolo, l'ormone dello stress, che a sua volta favorisce l'accumulo di grasso addominale e ostacola il recupero.
È il motivo per cui molte donne si allenano tantissimo e vedono pochissimi risultati.
Dal punto di vista fisiologico la conclusione è semplice: stiamo cercando di correggere uno squilibrio ormonale con strumenti che agiscono su tutt'altro piano.

Ricercatori dell'Università di Yale hanno contribuito a chiarire dove risiede, di fatto, la regia del metabolismo: in una ghiandola grande più o meno come un fagiolo, annidata alla base del cervello.
Si chiama ipotalamo.[1]
L'ipotalamo funziona come un termostato.
Decide quanta energia bruciare a riposo, dove indirizzare il grasso in eccesso, quando farci percepire fame e quando sazietà.
È il punto in cui i segnali ormonali del corpo vengono letti e tradotti in istruzioni metaboliche.
Ed è qui che entra in gioco la specificità femminile.
Il calo degli estrogeni tipico della perimenopausa non si limita a influenzare umore e ciclo mestruale: agisce direttamente sull'ipotalamo.
Quando questo accade, si verifica uno spostamento di ciò che gli specialisti chiamano "set point" - il peso corporeo che l'organismo considera normale e che difende con ostinazione.[3]
In termini pratici significa che il corpo comincia a "considerare giusto" un peso più alto di prima, e lavora attivamente per mantenerlo.
Cambiano i segnali di leptina e grelina, i due ormoni che regolano appetito e sazietà, e resistere alla fame diventa più difficile.
Cala la sensibilità all'insulina, e il grasso viene indirizzato in via preferenziale su pancia, punto vita e fianchi.
Recuperare energia dopo un allenamento richiede più tempo.
È questo meccanismo a spiegare la frustrazione più comune: mangi come prima, ti muovi come prima, eppure il peso sale.
La ragione non sta nei tuoi comportamenti, ma nel fatto che il termostato interno è stato ritarato verso l'alto.
Se stai già seguendo un percorso di allenamento come quelli di Guerriera Spartana e i risultati arrivano più lentamente di quanto ti aspettavi, con ogni probabilità è proprio qui che si nasconde il pezzo mancante.
La domanda, a questo punto, diventa una sola: possiamo intervenire su questo processo in modo naturale?
La ricerca degli ultimi vent'anni suggerisce di sì.
E uno dei composti più studiati in assoluto arriva dal mare.

La fucoxantina è un pigmento carotenoide presente nelle alghe brune commestibili, come la wakame.
È la stessa sostanza che dà a queste alghe la loro caratteristica sfumatura bruno-verde.
Da quando, nei primi anni Duemila, alcuni ricercatori giapponesi ne hanno osservato l'effetto sul tessuto adiposo, è diventata uno dei carotenoidi più indagati nel campo del metabolismo.

Il nostro corpo possiede due tipi di tessuto adiposo.
Il tessuto adiposo bruno, ricco di mitocondri, brucia energia per produrre calore.
Il tessuto adiposo bianco, invece, la immagazzina: è il grasso che si deposita su pancia e fianchi.
Negli studi condotti su modelli animali, la fucoxantina si è mostrata capace di stimolare l'espressione della proteina UCP1 all'interno del tessuto adiposo bianco - una proteina normalmente attiva soprattutto nel grasso bruno.[11][12]
In pratica, sembra spingere una parte del grasso "di deposito" a comportarsi come grasso "che brucia", aumentando il dispendio energetico anche a riposo.
È un fenomeno che i ricercatori descrivono come "imbrunimento" del tessuto adiposo bianco.
L'aspetto più interessante, però, riguarda proprio le donne.
In una ricerca clinica condotta su un gruppo di donne in sovrappeso, l'integrazione con fucoxantina è stata associata a un incremento del dispendio energetico a riposo e a una riduzione del grasso corporeo e del grasso epatico, rispetto al gruppo di controllo.[10]
E la fucoxantina non agisce su un solo fronte.
La letteratura scientifica le riconosce diverse aree di attività, tutte rilevanti per il quadro metabolico femminile dopo i 45 anni:
- Metabolismo dei lipidi. Favorisce l'ossidazione degli acidi grassi, contribuendo a limitarne l'accumulo nei depositi. In sostanza, sostiene la capacità dell'organismo di utilizzare i grassi come fonte di energia.
- Adipogenesi. Interviene sui meccanismi che regolano la formazione e la maturazione degli adipociti, le cellule deputate all'immagazzinamento del grasso.
- Sensibilità insulinica. Un punto particolarmente critico per chi convive con l'adiposità viscerale o con la resistenza insulinica che spesso accompagna la perimenopausa.
- Risposta infiammatoria. Contribuisce a contrastare quello stato infiammatorio cronico di basso grado che si associa all'eccesso di tessuto adiposo e che, a sua volta, peggiora la resistenza metabolica.
È raro trovare un singolo composto naturale che tocchi contemporaneamente termogenesi, metabolismo dei grassi, insulina e infiammazione.
Ed è precisamente per questo che la fucoxantina occupa un posto centrale in una formulazione pensata per il metabolismo femminile.
Su questo, da farmacista, devo essere netta.
Nessun singolo ingrediente - fucoxantina compresa - rappresenta una soluzione completa.
Chi promette la pillola miracolosa sta semplificando qualcosa che semplice non è.
Il rallentamento metabolico dopo i 45 anni non ha una causa sola.
Coinvolge gli ormoni della fame, la funzione tiroidea, la capacità di ossidare i grassi, la sensibilità all'insulina e lo stato infiammatorio.
Agire su uno solo di questi fronti significa lasciare aperti tutti gli altri.
Quello che la fitoterapia moderna ci ha insegnato è che il risultato dipende dalla sinergia: più principi attivi che agiscono su leve complementari, all'interno di un contesto di alimentazione equilibrata e movimento regolare.
È l'insieme a creare le condizioni perché il metabolismo torni a lavorare come dovrebbe.

È esattamente su questo principio che è stato formulato Spartan Burn+:
non un "bruciagrassi" da promessa facile, ma un supporto metabolico costruito per agire su tutti i fronti che rallentano il metabolismo femminile dopo i 45 anni.
Nove estratti naturali, ciascuno con un ruolo preciso.
Fucoxantina. Estratta dalle alghe brune, sostiene la termogenesi attraverso la proteina UCP1 e contribuisce a riportare verso l'equilibrio quel "set point" che la perimenopausa tende ad alzare.[10][11][12]
Yerba Mate. Contribuisce a modulare leptina e grelina, gli ormoni responsabili degli attacchi di fame improvvisi, ed è studiata anche per il suo ruolo di sostegno al dispendio energetico.[33][34]
Acido Alfa Lipoico. Un antiossidante che sostiene la sensibilità insulinica e favorisce l'utilizzo dei carboidrati da parte del muscolo. È studiato inoltre per la sua azione protettiva nei confronti dello stress ossidativo, ipotalamo incluso.[6][7]
Selenio. Contribuisce alla normale funzione della tiroide - la ghiandola che regola la velocità con cui l'organismo consuma energia - grazie al suo ruolo nella conversione dell'ormone T4 nella forma attiva T3. È un beneficio riconosciuto dalla normativa europea sui claim nutrizionali.[27][28]
Alga Kelp. Fonte naturale di iodio, minerale essenziale per la normale funzione tiroidea. È stata studiata anche per il suo effetto sull'assorbimento dei grassi a livello intestinale.[24][29]
L-Carnitina. Contribuisce al normale metabolismo energetico trasportando gli acidi grassi all'interno dei mitocondri, dove vengono impiegati per produrre energia.[22][23]
Forskolina. Estratta dalla pianta Coleus forskohlii, è studiata per il suo ruolo nel favorire la mobilizzazione dei grassi dai depositi e nel sostegno alla composizione corporea.[20][21]
Tè Verde. Ricco di catechine, in particolare EGCG. Alcuni studi suggeriscono che, associato all'attività fisica, possa sostenere in modo significativo la riduzione del grasso addominale.[42]
Guggulsterone. Una resina utilizzata da millenni nella medicina ayurvedica, oggi studiata per il suo ruolo di sostegno al metabolismo e alla normale risposta infiammatoria.[8][9]
Nessuno di questi estratti, preso singolarmente, farebbe la differenza.
È il modo in cui lavorano insieme - coprendo appetito, tiroide, ossidazione dei grassi, insulina e infiammazione - a rendere l'insieme più della somma delle sue parti.
E, non meno importante: Spartan Burn+ è senza caffeina, senza stimolanti e senza gli effetti collaterali tipici dei prodotti aggressivi, quelli che danno una scossa iniziale per poi lasciarti più stanca di prima.
Soltanto ingredienti naturali, testati dalla scienza e notificati al Ministero della Salute.

Vorrei essere onesta anche su questo, perché le aspettative corrette fanno parte del risultato.
Spartan Burn non è un interruttore che si preme e agisce nel giro di una notte.
È un supporto che accompagna l'organismo in un riadattamento graduale.
Bastano due compresse al mattino - questione di pochi secondi - assunte con costanza.
Nelle prime due settimane molte donne riferiscono una minore fame nervosa e una maggiore stabilità durante la giornata.
Nelle settimane successive tendono a comparire i primi segnali visibili: la pancia appare meno gonfia, i vestiti calzano diversamente.
Intorno al secondo e terzo mese, con l'alimentazione e il movimento a fare la loro parte, i cambiamenti sulla composizione corporea diventano più evidenti.
I tempi variano da persona a persona - dipendono dal punto di partenza, dallo stile di vita e dalla costanza.
Ma la logica resta la stessa: si tratta di restituire al metabolismo gli strumenti per tornare a funzionare, non di forzarlo.
Prova ora Spartan Burn+ in promo speciale e riaccendi il tuo metabolismo.
Riferimenti scientifici:
[1] EurekAlert / Yale — ruolo dell'ipotalamo nel controllo metabolico: https://www.eurekalert.org/news-releases/949447
[3] Obesity (Wiley) — estrogeni, leptina/grelina e ridistribuzione del grasso in menopausa: https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/oby.23333
[6] PMC — Acido Alfa Lipoico e controllo del peso: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/labs/pmc/articles/PMC6600260/
[7] PubMed — Acido Alfa Lipoico, meta-analisi: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32565792/
[8] PubMed — Guggulsterone e metabolismo: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/18223606/
[9] PubMed — Guggul, proprietà tradizionali: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/10740691/
[10] ResearchGate — Anti-Obesity Activity of the Marine Carotenoid Fucoxanthin: https://www.researchgate.net/publication/276114712_Anti-Obesity_Activity_of_the_Marine_Carotenoid_Fucoxanthin
[11] PMC — Fucoxantina e termogenesi (UCP1): https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8000574/
[12] PubMed — Fucoxantina, metabolismo lipidico (Maeda et al.): https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/16786166/
[20] PubMed — Forskolina e composizione corporea: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/19074207/
[21] Clinical Nutrition — Forskolina: https://www.clinicalnutritionjournal.com/article/S0261-5614(08)00061-7/abstract
[22] PMC — L-Carnitina e metabolismo energetico: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2895000/
[23] PMC — L-Carnitina, revisione: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5373497/
[24] ScienceDirect — Alginati dell'alga e attività della lipasi: https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0739724016300340
[27] Sunde RA. Selenio. In: Modern Nutrition in Health and Disease, 11a ed.: https://jhu.pure.elsevier.com/en/publications/modern-nutrition-in-health-and-disease-eleventh-edition
[28] Selenio e gestione del peso: https://www.firstforwomen.com/weight-loss/diets/selenium-weight-loss-174013
[29] NIH — Iodio (scheda per professionisti): https://ods.od.nih.gov/factsheets/Iodine-HealthProfessional/
[33] MDPI Nutrients — Yerba Mate: https://www.mdpi.com/2072-6643/12/8/2378
[34] PubMed — Yerba Mate e sazietà: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/16129715/
[42] The American Journal of Medicine — catechine del tè verde e grasso addominale: https://www.amjmed.com/article/S0002-9343(10)00743-6/fulltext